ilgarbo

Il Garbo è sede di un Santuario Mariano e deve il suo nome ad una leggenda che risale al secolo XIV.
Si narra di un ragazzo che trova nel buco di un tronco di castagno (in dialetto “garbo”), una piccola immagine della Vergine.
La prende e la porta a casa ma l’immagine ritorna miracolosamente più volte nel luogo dove è stata trovata.
Nasce così la devozione e con essa il Santuario, del quale si ha notizia dal lontano 1365.
La chiesa come la vediamo oggi risale però al 1613, almeno nelle linee essenziale, pur avendo subito alcune modifiche in tempi più recenti.
Il paese del Garbo è sede altresì di un museo etnografico di notevole interesse storico che vuole testimoniare il lavoro della civiltà contadina di un tempo.
 A fianco della chiesa parte un’antica mulattiera selciata che sale al soprastante nucleo abitativo dei Piani di Fregoso.fregoso
Qui ebbe origine una delle famiglie più importanti della storia genovese, quella dei Fregoso o Campofregoso, che annoverò Dogi e Cardinali.
Siamo ormai a ridosso del Forte di Begato, una costruzione importante, un vero punto di forza nel complesso delle Nuove Mura di Ponente.
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Il nostro itinerario fiancheggia i bastioni davvero imponenti del forte di Begato entro i quali sorge la “caserma-fortezza”.
Senz’altro una tra le più belle opere dell’intero sistema, con le sue linee essenziali geometricamente semplici, ma estremamente funzionali, almeno per l’epoca nella quale venne costruita (prima metà del XIX secolo).
Le prime notizie storiche risalgono al 1319, dove si parla di fortificazioni presso il “Colle di Begale” con riferimento ad una battaglia avvenuta tra “Intrinseci” (Guelfi) ed “Estrinseci” (Ghibellini).
 Ma dobbiamo arrivare al 19 Aprile 1630, con l’approvazione del progetto delle Nuove Mura, dove si prevede anche l’ubicazione della fortificazione su un’ampia dorsale rocciosa indicata col nome di “Beghè”.begato-piantaInfine tra il 1810 e il 1830 ad opera del Corpo Reale del Genio Sardo viene costruita la Caserma di Begato, come oggi la vediamo, la cui ideazione si deve al D’Andreis.
Il sentiero ora sale decisamente tra ceduo misto a castagno verso il vertice settentrionale di questa linea di fortificazioni che è costituito dal Forte Sperone.
sperone-profiloCostruito sulla vetta del monte Peralto ne asseconda le linee, almeno per ciò che riguarda lo sviluppo dei fossati che lo circondano.
Termina nella parte settentrionale con un baluardo estremamente aguzzo, uno sperone per l’appunto.
E’ sito nel punto più alto del monte e dà origine alla grandiosa Cinta delle Nuove Mura del 1633.
Una breve deviazione ci pone di fronte al maestoso ingresso di quella che può considerarsi una vera e propria cittadella fortificata.
L’ingresso è sormontato dallo stemma Sabaudo sorretto da due leoni rampanti ed è preceduto dal ponte levatoio con relative catene per l’articolazione dello stesso(non più funzionali..)
Ricordiamo che il Forte, nel suo aspetto attuale, è opera ultima del Corpo del Genio Militare Sardo. I lavori furono eseguiti tra il 1815 e il 1827, dopo che Genova fu annessa alla Casa Savoia.
Ogni pietra e ogni angolo di questo complesso hanno una loro storia da raccontare, scritta attraverso il tempo, che ha visto il sovrapporsi delle masse architettoniche che lo costituiscono.
Si ha infatti notizia di una sorta di castello di parte ghibellina sul Monte Peralto già nel 1319, durante le lotte che tra il 1317 e il 1331 li videro opposti ai Guelfi.
Quindi nel 1478 un certo Capitano Sanseverino costruisce una rocca fortificata, che subisce una successiva trasformazione nel 1530, sino ad arrivare al potenziamento delle difese, durante la costruzione della Nuova Cinta del 1633.sperone-pianta
Soltanto nel XVIII secolo furono appaltate e portate a termine opere veramente importanti quali la caserma a tre piani, gli alloggi per gli ufficiali, la Cappella ed altri ambienti, sino a giungere alla trasformazione del baluardo, iniziata nel 1815.
Lasciamo il Forte Sperone e proseguiamo per il sentiero che, tornato nuovamente stradina, percorre la dorsale tra le valli del Polcevera e del Bisagno.
Davanti a noi la nostra meta : il forte Diamante.
Dietro di noi invece lo sguardo si posa sulla città chiusa a levante dal Monte Fasce e a ponente dal Capo Mele, levando lo sguardo si ammira l’infinito del mare.
La stradina punta ora verso nord, lambendo i bastioni occidentali del Forte Puin, senza dubbio il meglio conservato, grazie alle opere di restauro, effettuate nel passato da un privato.